Archives Maggio 2018

Un nuovo sguardo

La partenza,
quel desiderio irrefrenabile di attraversare il mare alla scoperta di cosa c’è al di là , quel gustoso mix fra curiosità ed impulso che con il tempo si trasforma in necessità, quella spinta che una volta concretizzata, ti costringe ad apprezzare e a vedere con nuovi occhi quella terra dal quale tutto è iniziato.

Si parte quindi da un punto comune, la fuga.
Ogni singola persona coinvolta in questa avventura chiamata e_scape ha sentito la necessità di esplorare nuove terre, nuovi orizzonti, anche se credo che questa sia una necessità intrinseca nell’essere umano, che spesso viene espressa, altre rimandata ed in alcuni casi rimane latente.

Dicono che l’importante sia il viaggio, in tutte le sue forme, ed è proprio il viaggio per arrivare ad Orani che catapulta verso un altro mondo, una dimensione poco conosciuta della Sardegna ma dal grande valore culturale, storico e paesaggistico, l’entroterra.
La parola stessa per me ha un suono potente, la stessa potenza che si può osservare oltrepassando le querce della macchia mediterranea, i sughereti e le polverose scarpate delle cave di talco che sembrano segnare l’entrata nel territorio Oranese, quasi come uno stargate.

Una delle particolarità che più mi colpii una volta “sbarcato” in paese, è proprio la sua forma che sembra somigliare ad un cuore, non come lo si disegna di solito, ma proprio nella sua forma più autentica , e lo si può notare ovunque, già, perché Orani fra le sue salite e discese, le sue strette vie sino ad arrivare ai piedi della montagna offre una visuale su tutta la vallata e su tutto il perimetro del paese.

Ci siamo immersi per un lungo periodo nel paesaggio, nei racconti e nelle storie (a tratti amare) che caratterizzano questo territorio cosi’ unico.
Il nostro sguardo non è più rivolto verso chi parte ma si concentra verso chi resta. Una restituzione al paese che ci ha ospitato e che ci ha spinto alla riflessione profonda su una tematica che ad oggi non riguarda solo il paese di Orani, ma tutta la Sardegna.

Credo che uno fra i tesori più preziosi di questo periodo di residenza ad Orani, siano gli incontri.

Ogni incontro, da quelli programmati a quelli casuali, è stato un regalo, un tassello di un puzzle ancora in fase di costruzione che il 22 di giugno troverà la sua forma, si, perché il colore l’abbiamo trovato dal primo istante, il blu oltre mare, denso e pulsante, quel blu oltremare di cui Orani è saturo; è presente in ogni parete, in ogni angolo, in ogni scorcio delle strette vie del centro storico.

Quelle vie un tempo abitate, un tempo luogo di ritrovo lasciano spazio al silenzio, ad un malessere che si respira nell’aria, ma non si dice.
Eppure ogni volta che vi faccio ritorno, ne avverto l’energia, reale e viva, quasi palapabile.

 

Fabio Sau

ph. Fabio Sau

Quando Tutto Prende Forma

Ascolto la voce di Joele e seguo la profondità del suo sguardo oltre la collina; osservo lo spazio denso intorno ad Antonio, Samuel ed Elena e il talco che li rende così “effimeri”; coltivo lo stupore di Carlo alla scoperta del suo “altro” sè, affamato, impaurito e felice insieme; ascolto le mille voci di Francesco; leggo i pensieri di Maria Chiara e mi immergo nelle visioni di Fabio. Parliamo. Immaginiamo. Cerchiamo. In sala, in macchina, al museo. Appena svegli, mentre mangiamo, mentre camminiamo. Parliamo. Immaginiamo. Cerchiamo. Ascoltano le mie indicazioni, inseguono il fiume delle parole che ho scritto, delle immagini che galoppano dalla mente alla bocca. Nei loro occhi scorgo il dubbio, la gioia, la paura e l’eccitazione di chi custodisce il senso profondo della creazione artistica. Nei loro occhi vedo i miei. E come solo nel teatro mi accade, tutto combacia, tutto trova posto, tutto prende forma. E_scape si compone, letteralmente, come una sinfonia, come materia informe e io ho il privilegio di assistere a questo “miracolo” . E_scape è articolato intorno al tema dello spopolamento come fuga (escape) e paesaggio (scape), indagati dal punto di vista di chi resta, che è poi il materiale di cui disponiamo in residenza: persone, racconti, fotografie, attualità, arte, paesaggio, architettura, storia, letteratura, cibo, etc. L’indagine che stiamo compiendo risiede nella convivenza con tutto questo, nella loro presenza, ma anche nella loro assenza, racchiusa nell’espressione semplice quanto dolorosa “Non c’è niente!” ripetuta come una litania.

All’inizio del viaggio avremmo potuto raccontare lo spopolamento, raccontando ULISSE. Ad esempio, Nivola, che lascia la sua terra, Orani, la sua Itaca, alla quale ogni tanto ritorna. L’eroe che parte (spesso) e ritorna (quasi mai) con il suo carico di esperienze. Noi stessi, gli artisti in residenza, siamo stati un po’ Ulisse, per Orani, per la Sardegna. Viaggiatori che tornano.

Avremmo potuto raccontare gli anziani, i centenari, LAERTE. La memoria e il passato, come nostalgia, nostoi o dolore del ritorno, da tramandare.

Il tema emerso nella seconda sessione di lavoro, e confermato nella terza tappa, è centrato invece su TELEMACO, sul figlio che resta, in attesa del padre. Su colui che aspetta, vive nell’attesa di qualcosa,e resta nella sua isola, per proteggerla, per permetterle di esistere, di vivere, di sopravvivere. Una grande responsabilità.

Durante i nostri soggiorni a Orani abbiamo attraversato il paese, il suo il paesaggio e la nostra attenzione si è naturalmente focalizzata sul non detto, sull’assenza, sul triste e silente tema del suicidio. Come nel testo di Niffoi “La leggenda di Redenta Tiria” gli abitanti sentono una voce che li spinge al suicidio. Persone di varia età che non possono o non riescono ad “andare” fisicamente, oppresse, trattenute da qualcosa che consuma il loro desiderio di vivere e così lasciano la loro terra, i loro affetti, la loro casa. Fuggono, lasciando molto “in sospeso”. Sono anime che restano. Sono ossa. Sono un segno blu oltremare su un muro scrostato.

L’esito di questa residenza è dedicato a loro e a chi vive nella mancanza, vive nell’assenza. E_scape si prende cura dei vivi, attraeverso i morti e il risultato è un’azione performativa dedicata alla Sardegna e a Orani, il paese a forma di cuore.

Chiara Murru

Li Nariana Maccu

Non sono abituato a scrivere di ciò che accade mentre accade. Adesso sono davanti al muro bianco della mia casa di Modena e penso a questo ultimo ciclo di residenza.

Chiudo gli occhi e mi dico: “A quanto pare sarei pazzo”.

Orani, 15-18/05/2018

Li nariana Maccu!!

Abbiamo la strana e costante  tendenza a cercare le cose fuori da noi. A Orani il tempo non si è fermato. A Orani il tempo scorre in modo differente. Io e i miei compagni di viaggio sappiamo che effetto fa quando il tempo ti sta alle costole e quando sei in urgenza, ma lì, a Orani, il tempo scorre in modo differente.

– Io vado, tu che fai? Resti?

-Io resto.

-Io non sono mai andato via.

-Io ritorno.

-Sono appena tornato!

-Io tornerò.

Nel silenzio di un paese nel cuore della Sardegna l’eco di questi pensieri rimbalza sulle case e come talco cosparge i nostri corpi.

Mentre abitiamo questi luoghi mi domando : “siamo in cerca di qualcosa o di qualcuno?”

I nostri corpi e i nostri sensi si sono imprezziositi di quelle strade e di quelle storie…

Con grande generosità ci siamo donati uno all’altro e atraverso l’altro ci siamo riconosciuti.

Forse chi stiamo cercando è in ognuno di noi, un po’ come quando al carnevale di Bosa (il paese in cui sono nato e cresciuto) cerchiamo “unu ticchirigheddu e latte”. Questa però è un’altra storia.

È evidente che in Sardegna le storie non siano mai totalmente slegate una dall’altra.

Non esiste un legame tangibile fra la tenerezza, la gentilezza di Tonina (che come una padrona di casa di altri tempi ci ha coccolati nel suo agriturismo) e il silenzio della Chiesa sconsacrata di Sant’Andrea, ma fra questi due mondi sono racchiuse le storie e i paesaggi che hanno condizionato e condizioneranno la nostra esperienza fra le strade di Orani. Il viaggio e la condivisione sono i temi riccorrenti di questa fuga che è anche una caccia.

Questo è un testo un pò sconclusionato ma dichiaro la mia pazzia per cui posso scrivere ciò che voglio e come voglio. L’augurio è quello di un…

-dove?

-Boh!!

-millo mi!!   

-Cussu pariat maccu maccu, abbà!

 Antonio Bissiri

Wind’s Poem

Orani, 18-22/05/2018

Ho dimenticato il mio taccuino degli appunti, apro un Word e ci butto dentro pensieri sparsi, forse poi lo pubblico.

Penultimo giro di residenza.

Si riprende da dove ci si era lasciati, grandi chiacchiere in giro per il paese, attraverso le strade misto pietra/catrame, tra le case misto blocchetto/foratino (rigorosamente a vista), tra un “Pupetto” e una “Abba ardente” al Pub “Porcetto”.

Il resto è attività di studio nella saletta che ci siamo ricavati all’ex mattatoio, dove continua il confronto, e si susseguono le improvvisazioni, tante improvvisazioni, dove esploro un terreno che sino ad oggi non abitavo, anzi, che forse evitavo consapevolmente: Il corpo.

Il mio, in relazione a quello dei miei compagni di viaggio, danzatori, attori, attivatori di spazi, suonatori di gesti, il mio corpo di musicista, dicevo, che da tradizione sarda, è sempre immobile, litico.

Livido.

Le decine di nuovi lividi penso certifichino che ce la sto mettendo tutta, e visto che siamo in un ex mattatoio, è il minimo che mi potesse capitare.

Esploro questa nuova consapevolezza tra movimento e suono con il mio armamentario fatto di Voci, Launeddas, Scacciapensieri, Percussioni, Chitarra, Ventoline e altri oggetti trovati per le strade del paese.

Elena dice che dentro di me abitano tante entità, in una polifonia a volte dissonante.

Forse è vero.

Dov’è Telemaco? – scrive Chiara, e ripercorrendo il percorso della sua fuga (ma poi è scappato davvero?), investighiamo gesti dolci e terribili allo stesso tempo, piccoli rituali. 

Ognuno di noi sta ritrovando nel suo Telemaco, e con lui ritrova i suoi simboli: un nuvolo di mosche, una corda, sale e ghiaccio.

Per quanto mi riguarda, io inseguo un suono che mi ossessiona sin dai primi giorni, il vento a Monte Gonare, un bordone distorto che urla il mio nome.

 

 

Carlo Spiga

Ph. Carlo Spiga